mercoledì 6 febbraio 2013

sull'infibulazione(da S.Oberhammer)

Infibulazione su bambine
Pratica traumatica dalle origini molto antiche, l’infibulazione viene effettuata su bambine e adolescenti, in un’età che va più o meno dai 3 mesi ai 15 anni. Nata circa 4.000 anni fa nei paesi del Medio Oriente e del nord Africa, viene oggi eseguita prevalentemente nei paesi musulmani, anche se non in tutti. È diffusa in molte zone dell’Africa sub-sahariana, in quasi tutta l’Africa occidentale, nella parte meridionale della penisola araba e in alcune aree del sud-est asiatico e dell’America del Sud.
 L’infibulazione può essere definita come una procedura interreligiosa, dal momento che non appartiene in specifico ad una religione, ma è una tradizione diffusa in diversi paesi, ed è praticata in società di religione islamica, cattolica, ebraica, politeista e allo stesso tempo condannata in ognuna di esse.
In realtà è una tortura difesa dai popoli stessi: non c’è movimento a favore dei diritti umani che non abbia trovato opposizioni culturali ad ogni tentativo di cambiamento. Ci sono catene quasi impossibili da spezzare: non solo nei villaggi sperduti, lontani dalla civiltà ma anche nel cuore delle grandi metropoli, per esempio in America e in Europa, e ovunque gli immigrati abbiano portato le loro usanze e tradizioni.
In Italia, secondo i dati forniti dal Ministero delle Pari Opportunità, vivono oltre 35.000 donne extracomunitarie infibulate. Se trovano ostacoli – le leggi occidentali in merito sono sempre più severe – le famiglie portano le piccole nel loro paese, per “sistemarle” come si usa dire. E poi rientrano.

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