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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2018

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mio padre mi ha lasciata il giorno di Pasqua del 2017.
era malato da tempo, ma ancora cosciente e abbastanza lucido.
per me, la prima vera esperienza con il “passare dall’altra parte”, pur non credendo che esista “un’altra parte”.

L ho tenuto per mano fino a che ho potuto. L ho baciato e abbracciato più che ho potuto. L unica gioia   provata in quei tiepidi giorni di quella inopportuna primavera, è stata la libertà assoluta di stargli attaccata più che potevo.

Cosa che, nella mia famiglia, nessuno ha mai fatto con nessuno.

Sì, perché tra noi quattro (i miei genitori,io e mia sorella), non c è MAI stato un gesto tangibile, fisico, di affetto. Abbracci e baci proibiti da questo modo “distante” di condividere gli stessi spazi, di “controllare” le emozioni.

Quando arrivavavamo in ospedale, era molto sollevato nel vederci, e io ero inondata da una tempesta di gioia, gratitudine e amore....Lo baciavo subito: mi mancava la sua voce, i suoi occhi azzurri e ancora vivaci e speranzosi, nonostan…

Happy New Year

Insomma, la situazione è grave. I miei neuroni non producono più serotonina, nonostante io prenda una vagonata di farmaci (merito dello psichiatra...). O forse, proprio x questo.

Fisicamente mi sento un rottame. Questo tempo burrascoso mi dà l’alibiperfetto per nn muovermi da casa. Dal letto.

Un tempo, su Splinder, avevo un blog intitolato “Diario di bordo di una donna con il mal di mare “, che ho ancora, tra l’altro c’è l ho ancora.Mi sono rinchiusa in una solitudine estrema. Quando vado a lavoro ( insegno) mi sembra di riprendere vita. Ma poi torno a casa, la casa