altre dimensioni

mio padre mi ha lasciata il giorno di Pasqua del 2017.
era malato da tempo, ma ancora cosciente e abbastanza lucido.
per me, la prima vera esperienza con il “passare dall’altra parte”, pur non credendo che esista “un’altra parte”.

L ho tenuto per mano fino a che ho potuto. L ho baciato e abbracciato più che ho potuto. L unica gioia   provata in quei tiepidi giorni di quella inopportuna primavera, è stata la libertà assoluta di stargli attaccata più che potevo.

Cosa che, nella mia famiglia, nessuno ha mai fatto con nessuno.

Sì, perché tra noi quattro (i miei genitori,io e mia sorella), non c è MAI stato un gesto tangibile, fisico, di affetto. Abbracci e baci proibiti da questo modo “distante” di condividere gli stessi spazi, di “controllare” le emozioni.

Quando arrivavavamo in ospedale, era molto sollevato nel vederci, e io ero inondata da una tempesta di gioia, gratitudine e amore....Lo baciavo subito: mi mancava la sua voce, i suoi occhi azzurri e ancora vivaci e speranzosi, nonostante tutto. Mi mancavano le sue mani, il suo odore, gli sguardi eloquenti che mi dava quando mia sorella iniziava con i suoi ”deliri” da ossessiva.

Io con lui mi sono sempre sentita legata a doppio filo. E nonostante per lui, negli ultimi anni, mia sorella fosse la persona più importante della sua vita( vivevano insieme),  io sapevo che LUI C ERA, e anche quando non è più uscito di casa, nn potendo più camminare, per me, lui era una SICUREZZA.

Se ne è andato. Io non riesco ancora ad esserne sicura. Ho ancora qui tutte le sue cose, dentro il sacco di plastica che ci ha ridato l ospedale, e che mia sorella non ha voluto in casa.
Come pure tante altre cose sue, che lei mi ha lasciato nel box, perché non sapeva cosa farne. Ora mi ritrovo a doverci mettere le mani, separare, buttare o regalare a seconda dello stato, a MANEGGIARE cose sue...come se stessi solo mettendole a posto per riportargliele. E sono passati otto mesi. Ma io non mi decido.

Dormo moltissimo da quando è successo. È anche vero che prendo medicine (e questa è un’altra storia...) ma dormire mi porta in altri luoghi, a vivere sensazioni che erano ormai dimenticate, ma non veramente. Sogno spesso di essere bambina.
E lui, con me, c è sempre.
Quando sogno mi lascio dietro la VITA brutale e senza colori che ogni giorno affronto fuori da qui.
Credo di avere un problema. No. Forse più di uno.

E vado avanti così, indossando bei sorrisi cordiali e regalando buone parole a tutti (o quasi).
Pare che funzioni.
La gente non sopporta il dolore altrui, ne è infastidita, e tende a minimizzare, oppure a ignorarlo. Oppure, più spesso, a raccontarti i suoi guai, parlandoti sopra come se la tua voce fosse inopportuna. O cosi flebile da dar loro l alibi di non averla proprio sentita.






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